Caro Dagna

Manoscritto lettera Dagna Palmerini

Caro Dagna,

confesso che da giovane ero “invidioso”.

Ti vedevo lavorare alla grande su tavole enormi, così vuote e così bianche da essere paralizzanti. Con quattro segni occupavi e dividevi gli spazi, impostavi le figure (sintesi maledetta…) mentre io,  di sensibilità un po’ naif, tendevo a riempire i vuoti di particolari non essenziali e perciò inevitabilmente “umilianti”.

Ma tu eri un amico e ti perdonavo.

L’amico con cui dividevo quasi ogni giorno ore e ore di Biblioteca o di sala cinematografica. “2 film al Moderno 100 lire”. In Biblioteca a sfogliare libri e riviste d’arte, a sfidarci a indovinare chi fossero gli autori delle migliaia di opere (e qui tu eri il più attento) e al Cinema a capire se ciò che avevamo visto era un capolavoro o una schifezza (con le immagini della settima arte ero io ad accenderti  la fantasia).

L’amico che vedevo crescere nel suo fare pittorico, costruirsi con perseveranza un suo stile, sostenuto dall’amore per tutto il ‘900 italiano e dall’interesse per la Nuova Figurazione sino a sfiorare Bacon (Le sue carni dilaniate non erano per le tue corde e subito lo hai lasciato).

Eri portato per una visione più contenuta, semplice, attaccata ad una normalità quotidiana, all’esaltazione della forma al di sopra del significato e del racconto. A credere con assoluta certezza che la pittura dovesse essere fatta soltanto di tele, pennelli e colori, di ansia e di rabbia creativa, di appagamento e inquietudine costanti e che fosse la ricerca e la contemplazione di una bellezza universale. Ecco allora apparire le tue donne come risposta all’esigenza interiore di dare tangibilità a un sogno.

Pensierose, severe, maliziose, composte, scostanti ma anche generose nel mostrare le proprie grazie, le tue sono onnipresenti, dominatrici dello spazio pittorico e del mondo. L’universo maschile è del tutto assente o meglio guarda attraverso i tuoi occhi – bel tipo che sei… caro Dagna! – Ti piace condurre il gioco in un religioso silenzio per non disturbare la quieta e appartata esistenza delle tue icone, non sensibili al tempo, alle mode, al sentimento.

Hai toccato anche i temi del paesaggio e degli oggetti con la pacatezza e la poesia dei tuoi maestri (Lazzaro e Morandi, che tanto hai amato).

Sono emerse poi, doti di organizzatore e ti sei lanciato a realizzare mostre, circoli, convegni… sino all’invenzione della Calandriniana, laboratorio d’arte all’aperto, offrendo da un lato l’occasione agli artisti locali (e non solo) di farsi apprezzare e dall’altro il coinvolgimento del pubblico con discussioni – riflessioni nella viva piazza (sempre gremita); recando così lustro al Comune di Sarzana per più di 30 anni e dando il meglio di te stesso – sfinendoti.

Infine sei diventato, per me e per tutti gli appassionati d’arte, giustamente un MAESTRO…

Ora carissimo Dagna amico mio,

sono assolutamente certo di non averti del tutto perduto, perché ti sento in tutte le pagine che, avidamente come allora, continuo trepido a sfogliare.

Ciao,

Gianni Palmerini

Dagna_Palmerini

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